La camera da letto nella storia
Antica Roma

Spazio Notte 26 apr 2019

Dedicare tante attenzioni all’arredamento della camera da letto e fare accurate ricerche sui materiali migliori per l’allestimento del pezzo di arredamento più importante, fondamentale, il letto, è sacrosanto. Passeremo in quella stanza e su quel letto tantissime ore…si spera…. E se invece purtroppo non è così, a maggior ragione dobbiamo essere in grado di godere del miglior comfort per favorire il riposo ed il relax.
Ma in passato non è sempre stato così. Non sempre la camera da letto è stata valutata per la sua giusta importanza.
Nell’Antica Roma, per esempio, in contrasto con il lusso e gli sfarzi generali delle domus, alle camere da letto ed al comfort non era dedicata una particolare attenzione.
Oltre alle splendide decorazioni alle pareti e sui pavimenti giunte fino ai giorni nostri, il resto della stanza era piuttosto basico.

C’è da riconoscere agli antichi Romani l’invenzione dell’armadio, poiché non vi sono tracce di questo mobile nelle culture e nelle civiltà precedenti. Erano in genere dei mobili in legno, alti, a due ante spesso traforate. L’uso che veniva fatto di questi armadi era però diverso da quello odierno: venivano infatti utilizzati per riporre gli oggetti più preziosi o delicati.
Per riporre la biancheria e gli abiti, i Romani prediligevano l’uso di cassapanche in legno, rivestite o decorate con bronzo o cuoio.
Per quanto riguarda il letto, sappiamo che nella maggior parte dei casi le stanze erano dotate di letti ad una piazza, i lectuli, sia per i figli che per i genitori, poiché anche le coppie usavano dormire in stanze separate. Esisteva però anche un tipo di letto matrimoniale, il lectus genialis, utilizzato dagli sposi che desideravano condividere il giaciglio.
I letti erano costruiti in genere o in bronzo o in legno lavorato, con inserti di diversi materiali. Naturalmente dipendeva dalla ricchezza della casa: i letti più ricchi potevano anche avere motivi decorativi in osso o alabastro, bronzo dorato, madreperla o pasta vitrea; i più semplici solo di terracotta.
La struttura di questi letti era composta da un telaio di legno su cui poggiavano delle cinghie di cuoio incrociate. Sopra venivano posti il materasso, torus, e il cuscino, fatti di lana o piume per i più ricchi; paglia, foglie secche o persino alghe per i meno abbienti. Questo genere di imbottiture vegetali rappresenta una tradizione ancora in uso in Italia nelle zone rurali fino alla metà del secolo scorso.
In verità, nelle case più povere il letto vero e proprio neanche c’era: nella minuscola stanza da letto, il cubiculum, era presente un parallelepipedo di mattoni murati e intonacati su cui era appoggiato il materasso imbottito di vegetali secchi e nient’altro.
Tornando all’allestimento dei letti nelle domus, sul materasso venivano poi poste due coperte, spesso semplicemente due pelli di pecora o capra, una per poggiarsi, l’altra per coprirsi. In epoca imperiale vennero introdotti i toralia: le pelli furono sostituite da veri e propri lenzuoli di cotone o lino e il letto veniva poi rifinito con un copriletto policromo damascato, spesso a righe.
In generale, questi letti, anche quelli più belli e decorati, risultavano piuttosto scomodi, duri. Infatti, non a caso, ci sono tantissime testimonianze sull’uso aggiuntivo di pelli di animali nell’arredamento delle stanze da letto. Queste non rappresentavano solo un lusso per il padrone di casa, ma erano una vera e propria esigenza: servivano a fornire uno strato morbido in più sul letto di per sé duro.
Diciamo che tanta ricerca di comfort non ci sarà stata, ma almeno tentavano di arginare gli acciacchi!

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